RISORSE AL TEMPO DEL CORONAVIRUS

Il periodo che stiamo attraversando, l’emergenza determinata dalla pandemia di SARS-Cov2, nella sua eccezionale complessità sta creando situazioni di fondamentale importanza, che richiedono attente riflessioni.

Questo è l’ambito all’interno del quale tutti noi viviamo da diverse settimane, dal quale deriva il vissuto di minaccia (pervasiva sia nello spazio che nel tempo) e la risposta da formulare. La minaccia, comunemente intesa, è qualcosa che accade all’esterno, al di fuori di noi; un evento, quindi, su cui non possiamo esercitare controllo, mentre la risposta è quanto accade dentro di noi in termini di reazioni fisiche (nel nostro corpo), emozionali e psicologiche. In questo senso, ognuno di noi risponde alla minaccia in corso utilizzando gli strumenti che gli sono propri, che derivano dal proprio modo di fare esperienza, modo che ha molte diverse componenti: qualità e quantità delle risorse a disposizione, basi biologiche (temperamento), aspetti soggettivi legati alla percezione di sé all’interno delle relazioni e alla percezione dell’altro rispetto a sé stessi.

Tutti noi, di fronte ad un evento fortemente stressante, manifestiamo una reazione psicofisica più o meno intensa e di durata variabile. La descrizione dei vari aspetti di tali risposte è raggruppata nella definizione di risposta acuta da stress. La risposta acuta da stress non deve quindi essere in alcun modo

considerata come un disturbo, rientrando in tutto e per tutto in una normale risposta fisiologica ad un evento abnorme.

Nel Disturbo acuto da stress i sintomi possono essere molto vari, andando da vissuti di intrusione sensoriale (immagini, odori, rumori che erano associati all’evento), alterazioni dello stato emotivo (come vissuti di profonda ed intensa tristezza o incapacità di tollerare frustrazioni o anche gratificazioni e momenti di felicità), comportamenti di evitamento delle situazioni che in qualche modo richiamano l’evento a cui siamo stati esposti (non riuscire più a guidare o a salire su un’automobile), sintomi di attivazione del sistema simpatico (disturbi del sonno, irritabilità, ipervigilanza, ecc.) fino ad arrivare a sintomi più complessi come la dissociazione.

Sappiamo, ormai, che alcune condizioni possono facilitare e favorire processi di traumatizzazione. Vediamo quali sono:

  1. Perdita di prevedibilità del mondo conosciuto
  2.  Immobilità
  3. Perdita di connessione
  4. Ottundimento (Numbing out) e Distacco/Distanziamento (Spacing out)
  5. Perdita del senso del tempo
  6. Perdita del senso di sicurezza
  7. Perdita di senso e scopo nella vita

Di seguito verranno proposte delle strategie per modificare queste condizioni e favorire la riduzione delle risposte fisiologiche acute allo stress:

1. Ritorno alla prevedibilità: Creare delle routine, degli appuntamenti, delle attività che permettano di tenere uno sguardo proiettato in avanti e di collocarsi in una cornice temporale definita e organizzata anche se siamo chiusi in casa. Scrivere e creare un diario settimanale caratterizzato da attività ludiche, relazionali o lavorative da usare autonomamente o da condividere con le persone care.

2. Movimento: Questo momento storico potrebbe portare, come i primi dati di ricerca stanno evidenziando, ad un incremento dell’aggressività, dell’irritabilità e della violenza intrafamiliare causate da una costrizione all’immobilità. Che fare? Visto che il corpo sta accumulando una grande quantità di energia destinata all’azione di proteggersi, possiamo coltivare la possibilità di utilizzare questa energia per azioni, soprattutto fisiche, utili per la nostra vita: realizzare cose, fare con il corpo quello che ci è ancora possibile fare, cucinare insieme, fare lavori in casa, fare la spesa, fare pulizie, prendersi cura delle cose e delle persone. La ricerca neuroscientifica suggerisce che lo Yoga, il Qi Gong, Tai Chi, la meditazione, gli esercizi di respirazione, la mindfulness, sono tutte attività di comprovata efficacia per questo scopo: calmare il corpo, restituire un senso di sé e offrire un’“àncora” forte per aiutare a contenere e orientare tutte le normali reazioni fisiologiche di questo periodo.

3. Restare connessi: siamo creature sociali, non esistiamo come singoli individui. L’interazione con altri cervelli e altri corpi, essere sintonizzati con gli altri è una caratteristica necessaria per il benessere. Essere rinchiusi e soli in casa è dunque una condizione completamente innaturale per noi. Chi si trova a vivere da solo la condizione di quarantena, potrebbe vivere quindi con più difficoltà tale condizione e talora essere portato a pensare di non essere “reale” quando deprivato troppo al lungo di ogni forma di connessione umana.

Connessione visiva: sappiamo che vedere il volto, incontrare lo sguardo, ascoltare il tono di voce sono elementi fondamentali per il nostro cervello per tornare sintonizzati e connessi; in questa fase le videochiamate sono molto importanti per mantenere o ritrovare la sensazione di essere visti da qualcuno, per rientrare in quel ritmo e in quella sintonizzazione emotiva che ci permette di entrare meglio in connessione anche con noi stessi e di sostenerci.

4. Mindfulness: una risposta emotiva naturale quando si attraversano eventi di vita drammatici è l’ottundimento emotivo (numbing), sentirsi cioè in uno stato di nebbia e confusione che ci consente di non sentire le emozioni negative, conducendoci a un distacco più duraturo dalla realtà e dalle relazioni, con un senso di passività e impotenza pericolose sul lungo periodo. Per uscire da questo ottundimento è fondamentale re-immettere vitalità nel nostro corpo, sentirci di nuovo vivi dopo quello che abbiamo vissuto. Come fare?

“Riconoscere se stessi”: imparare a osservare e notare cosa succede all’interno, che emozioni ci guidano, che reazioni ci abitano, che pensieri ricorrono.

“Fare scelte”: una volta acquisito maggior contatto con se stessi e con la nostra esperienza emotiva, diventa più facile scegliere cosa fare o almeno avere una idea più chiara di quale strada sia possibile per noi.

“Sguardo esterno”: avere qualcuno che ci parli, che ci aiuti ad osservare quello che ci succede, ad identificare cosa succede.

5. Guardare al futuro: per tornare a guardare al futuro, è necessario recuperare intanto un senso del tempo più ancorato al presente, e di nuovo la meditazione ci tornerà utile a questo scopo: nell’osservazione non giudicante della nostra esperienza interna, potrebbero affiorare emozioni o sensazioni corporee molto disturbanti (ansia, rigidità o dolore), ma se riusciremo a stare nelle sensazioni e a notarle mentre respiriamo, potremo osservare che i pensieri inizieranno a spostarsi lentamente. Respiro dopo respiro potremo percepire che il nostro corpo cambia, momento per momento, e possiamo vivere la sensazione interna che ogni momento è diverso dal precedente, e che passerà.

6. Senso di sicurezza interno: acquisire un senso di sicurezza interno è centrale per tutti, è una condizione necessaria da preservare, sia quando viviamo con altre persone, sia quando viviamo da soli. Per ognuno di noi è importantissimo dunque identificare: cosa ci fa sentire al sicuro? Magari è un certo tipo di musica, magari un certo tipo di lettura: cosa ci aiuta a sentire uno stato di calma interiore? Focalizziamo alcuni aspetti:

Il contatto fisico è l’elemento che più di ogni altro ci garantisce come esseri umani di sentire un senso profondo di sicurezza e conforto. Per chi vive in famiglia è il momento delle coccole, degli abbracci, del far sentire agli altri la vicinanza e l’importanza del contatto umano nella nostra percezione di sicurezza; per chi vive da solo è importante trovare una strada per offrire a se stessi un senso di maggior contatto e calore con alcuni esercizi corporei, per sviluppare un senso più profondo di sicurezza e di contatto con sé.

Privacy/confini: il nostro senso di sicurezza tuttavia può passare anche dall’avere necessità di uno spazio di privacy e solitudine, di uno spazio in cui possiamo non essere raggiunti, quando abbiamo bisogno di questo per avere un maggior contatto con noi stessi. Cosa possiamo fare se condividiamo spazi limitati? Identificare un angolo o un luogo della casa in cui gli altri sappiano che in quel momento abbiamo bisogno di non ricevere richieste, compiti, domande ed è nostro diritto chiederlo e trovarlo. Ecco il nostro “luogo al sicuro

Infine, non dimentichiamo che in questo momento chi vive una condizione di traumatizzazione, maltrattamento o violenza in famiglia potrebbe essere in pericolo nella condizione di quarantena forzata e potrebbe aver bisogno di chiedere aiuto. Di seguito i numeri di emergenza in Italia per farlo: Numero Unico Nazionale Antiviolenza e Stalking: 1522.

Bibliografia

Affrontare il trauma psichico, AISTED (maggio 2020).

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